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Sistema sperimentale centri aperti Alto Garda e Ledro
[03/07]

Un progetto finalizzato alla prevenzione sperimentale rivolto ai minori e alle loro famiglie che vede come attori il Comprensorio Alto Garda e Ledro, il Casa Mia Servizi Socio Educativi e i Comuni del C9, oltre al privato sociale: è questa la proposta del sistema “centri aperti”, presentato lunedì 19 marzo presso il Comprensorio dal Sindaco di Riva del Garda Claudio Molinari, assieme ai responsabili dei servizi sociali comprensoriali e al presidente del Casa Mia dottor Pierluigi Lotti.

“Siamo in fase ormai avviata – sono state le parole del Sindaco Claudio Molinari – e stiamo sperimentando questo progetto rivolto ai minori. Alla base del sistema di prevenzione centri aperti vi è un’ampia condivisione dei 12 Comuni del Comprensorio Alto Garda e Ledro che, in sinergia con chi da anni si occupa di risorse per minori, hanno attivato questa sperimentazione. L’ottica preventiva che informa molte azioni del Comprensorio è individuabile anche nel Piano Giovani di Zona, avviato lo scorso anno, la cui progettazione triennale 2006-8 è in dirittura d’arrivo”.
Il sistema centri aperti fa parte delle ampie scelte legate ai giovani ed ha come prospettiva proprio quella di incrementare sul territorio comprensoriale opportunità educative in rete, per i giovani, finalizzate alla prevenzione. Si potrà contare, nel prossimo futuro, su alcuni spazi davvero di rilievo: “Da un lato il prestigioso compendio Bresciani alle pendici del Monte Brione – ha proseguito il Sindaco – circa sedici ettari di campagna e di bosco, la cui ristrutturazione è stata recentemente finanziata dalla Provincia Autonoma di Trento per quasi 5 milioni di euro; qui l’Ipab Casa Mia darà corso ad un progetto condiviso con i diversi soggetti territoriali e istituzionali rivolto ai giovani. Dall’altro vi sono anche i volumi dell’edificio del Sacro Monte, nell’ex complesso ospedaliero di Riva del Garda, dove verrà attivato il centro aperto rivolto ai minori, in sostituzione di quello attualmente operante alla colonia Miralago. In più la Provincia – sono state le conclusioni del Sindaco di Riva – ha assicurato altri finanziamenti ,in questo settore, rivolti sia al centro di aggregazione giovanile di Arco A.gio, che tra poco sarà trasferito a villa Althamer, sia per la creazione di un centro giovani a Bezzecca”.
Quindi l’ottica di servizi per le famiglie e per i minori, soprattutto finalizzata alla prevenzione, è estremamente importante e valutata come fondamentale, da tutti i soggetti, per la crescita della comunità in cui viviamo.
Attualmente sono cinque le risorse sul territorio del C9, attive come centri aperti: l’ex Colonia Miralago, il centro Aretè presso Casa Mia, Ca’ del Nemoler a Dro e i centri di Molina e di Tiarno di Sotto. A questi si devono aggiungere il centro A.gio di Arco e altri due centri di aggregazione giovanile ancora a Molina e a Tiarno di Sotto. Alla base del sistema centri aperti vi è la prevenzione intesa in senso lato; non si tratta, infatti, di strutture riparative, ma di spazi di socializzazione e relazionalità rivolti ai bambini delle elementari, ai preadolescenti e agli adolescenti, nonché alle loro famiglie. Inoltre, quest’offerta è sperimentale e diversificata tra i singoli centri del territorio che offrono varie proposte e progetti che vanno dall’incrementare la motivazione allo studio alla socializzazione, dalle esperienze pratiche all’integrazione, mantenendo le peculiarità specifiche e i punti di eccellenza che ogni centro può offrire. L’obiettivo è l’espansione: i centri devono integrarsi fra loro e sul territorio, amalgamando le diverse professionalità proprio perché portatrici di esperienze diverse e preziose, viste le specifiche peculiarità degli educatori di Casa Mia, del C9 e della Cooperativa Arcobaleno che partecipa al progetto come partner privato sociale.
“Avvicinare i giovani – ha aggiunto, infine, il dottor Lotti – vuol dire anche coinvolgere ed educare le stesse famiglie; ormai quasi il 10% dei ragazzi/e provengono da Paesi extraeuropei e bisogna cercare di facilitare la loro integrazione, un ruolo che non può essere svolto solo dalla scuola, che ha la funzione primaria di insegnare; un progetto che coinvolga le risorse del territorio ci può permettere una maggiore possibilità di inserimento e di integrazione”.


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