di Laura Curino e Michela Marelli
regia Serena Sinigaglia
con Laura Curino
scene Maria Spazzi
luci Alessandro Verazzi
scelte musicali Sandra Zoccolan
progettazione artistica realizzata in collaborazione con A.T.I.R. di Milano
Teatro Stabile Torino con il sostegno della Città di Valenza
L’ETÀ DELL’ORO
di Laura Curino e Michela Marelli
Sono stata allevata in un harem,
circondata da donne di ogni età e condizione.
Là dove sono cresciuta scorre l’oro.
Sui tavoli di cucina rotolano gioielli
e nelle cartine invece di tabacco
noi ci rolliamo diamanti, smeraldi
e ogni sorta di pietre preziose.
Affluente naturale dell’oro è un fiume di storie.
Noi custodiamo negli stessi forzieri l’oro e le storie e vi mettiamo mano volentieri.
«Nell’età dell’oro - scrive Laura Curino - tutto era gioia e bellezza. Non esistevano malvagità e dolori, latte e vino sgorgavano dalle fontane, le belve erano mansuete, le piante davano frutti in ogni stagione. Non si soffrivano freddo o fame, gli abiti non erano necessari e gli umani vivevano in dolce felicità, senza che disaccordo, invidia, potere, turbassero le loro lunghe e intense giornate.
Bei tempi, quelli. Come poterli anche solo immaginare? Tornando all’infanzia: la generazione degli anni ’50 ha avuto in regalo dalle precedenti un’infanzia lunga e fortunata, libera dall’indigenza e dal lavoro.
Somigliano a una moderna età dell’oro alcune assolate e struggenti giornate, prima della scuola o durante le vacanze estive.
Se poi quelle vacanze si trascorrono in Monferrato, a due passi da Valenza, la parola “oro” si carica di materia e concretezza, di vita e relazioni che fondano l’esistenza.
Decine di personaggi, la maggior parte femminili, raccontano la propria storia e quella dell’Italia che si affaccia sull’età dell’oro del boom economico. Si disegna un piccolo mondo a sé stante, diverso, ma perfettamente conscio del proprio ruolo in quello grande. Un luogo dove orgoglio della propria abilità, cultura dell’eccellenza e solidarietà lottavano in modo discreto e distaccato, quasi con ironia, con l’incalzare della mediocrità, dell’omologazione, dell’indifferenza».
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